BOLOGNA, 19 novembre - Sono truffa aggravata dal danno ingente e falsità materiale i reati ipotizzati dall'inchiesta messa in moto dalla denuncia del presidente del Bologna Sergio Porcedda nei confronti di un broker che avrebbe procurato una falsa fidejussione (intestata alla Bnl) da presentare alla Lega Calcio. Lo stesso Porcedda, sentito questa mattina per oltre due ore in Procura dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, e il Bologna Calcio, figurano come parti offese. Giovannini è anche il coordinatore del gruppo della Procura che tratta le società. Secondo quanto si è appreso il broker che ha prodotto la falsa fidejussione per oltre 10 milioni di euro è un uomo di 46 anni che ha una sentenza passata in giudicato per falsità in scrittura privata, truffa e ricettazione. Inoltre in passato è stato dichiarato fallito. Porcedda al broker aveva, secondo la sua denuncia, già pagato alcune decine di migliaia di euro per l'intermediazione. Il pm ha disposto il sequesto degli assegni. Già un paio di mesi fa il presidente del Bologna aveva presentato una denuncia per un'altra fidejussione relativa ad un altro intermediario che aveva già originato un precedente fascicolo e anche il broker di questa vicenda è indagato. All'audizione di questa mattina erano presenti anche gli investigatori dei carabinieri di Bologna Centro e del Nucleo investigativo del reparto operativo che si occupano degli accertamenti. Nessun istituto di credito è coinvolto nella vicenda.
COLOMBA IRRITATO - «Io sono nella stessa situazione di tutti gli altri». È l'amara conferma di Franco Colomba, ex tecnico del Bologna, ancora a contratto con i rossoblù. «Potrei dire tante cose, sarebbero troppe. I segnali erano quelli che ci sono stati in quei due mesi, anche se erano segnali di altro tipo», ha detto. Colomba, infatti, era stato esonerato alla vigilia della prima di campionato, dopo, appunto, appena due mesi della gestione Porcedda. «Dire che sono dispiaciuto è poco. E certamente non lo auspicavo». Dispiaciuto Colomba lo è soprattutto per i guai che rischia la squadra della sua città, dalla penalizzazione al fallimento. Il suo rammarico è che il Bologna «non riesce proprio a uscire da questo circolo vizioso, dentro cui è da troppo tempo».
PM INDAGA - Sono truffa aggravata dal danno ingente e falsità materiale i reati ipotizzati dall'inchiesta messa in moto dalla denuncia del presidente del Bologna Sergio Porcedda nei confronti di un broker che avrebbe procurato una falsa fidejussione (intestata alla Bnl) da presentare alla Lega Calcio. Lo stesso Porcedda, sentito questa mattina per oltre due ore in Procura dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, e il Bologna Calcio, figurano come parti offese. Giovannini è anche il coordinatore del gruppo della Procura che tratta le società. Secondo quanto si è appreso il broker che ha prodotto la falsa fidejussione per oltre 10 milioni di euro è un uomo di 46 anni che ha una sentenza passata in giudicato per falsità in scrittura privata, truffa e ricettazione. Inoltre in passato è stato dichiarato fallito. Porcedda al broker aveva, secondo la sua denuncia, già pagato alcune decine di migliaia di euro per l'intermediazione. Il pm ha disposto il sequesto degli assegni. Già un paio di mesi fa il presidente del Bologna aveva presentato una denuncia per un'altra fidejussione relativa ad un altro intermediario che aveva già originato un precedente fascicolo e anche il broker di questa vicenda è indagato. All'audizione di questa mattina erano presenti anche gli investigatori dei carabinieri di Bologna Centro e del Nucleo investigativo del reparto operativo che si occupano degli accertamenti. Nessun istituto di credito è coinvolto nella vicenda.
CONVOCAZIONE PORCEDDA - La convocazione di Porcedda da parte del Procuratore aggiunto Giovannini è partita questa mattina dopo la denuncia che il presidente rossoblù aveva presentato ieri ai carabinieri. Il magistrato aveva ricevuto le carte dagli investigatori dell'Arma e disposto i primi accertamenti. Ha poi voluto sentire dallo stesso Porcedda i passaggi della procedura di ricerca delle fideiussioni. Visto che il numero uno del Bologna era in città alle 11 è arrivato in Procura su un'auto scortata da una vettura della Digos. In base alle dichiarazioni che ha fatto, Giovannini ha poi disposto ulteriori accertamenti. Il broker avrebbe dovuto fare da tramite tra la società e gli istituti bancari o assicurativi e per questo avrebbe già ricevuto, appunto, degli acconti. Era prevista anche una percentuale del 3% sull'operazione, una volta che fosse andata a buon fine. Si parla di un fideiussione superiore ai 10 milioni di euro. Era stato redatto per questo anche un contratto, che era stato portato ieri da Porcedda ai carabinieri. La fideiussione era stata trasmessa alla Lega calcio, ma era stata respinta perchè ritenuta rilasciata da soggetto non autorizzato. Porcedda avrebbe sentito ieri il broker, che lo avrebbe rassicurato, spiegandogli che la fideiussione era stata respinta solo per intoppi burocratici. Ma Porcedda gli avrebbe risposto: "Io vado dai Carabinieri, vacci anche tu se ritieni di essere stato preso in giro". Le bozze della fideiussione erano state trasmesse su carta apparentemente intestata alla Bnl, ma in realtà falsificata. Il broker, che è indagato, appunto, per la truffa aggravata dal danno di ingente entità e per il falso, quando si era presentato a Casteldebole per incontrare Porcedda, circa un mese fa, aveva esibito anche un numero di iscrizione all'albo degli operatori finanziari. Dietro di lui ci sarebbero state due persone presentate come funzionari di banca. Ovviamente il fascicolo nato dalla denuncia di ieri di Porcedda, anche se separato, verrà valutato con quello relativo alla fideiussione di due mesi fa, e di minor importo.
VIVIANO - Emiliano Viviano potrebbe lasciare il Bologna, insolvente, a gennaio. «È una possibilità, ma ritengo che questa sia una situazione limite. Voglio sperare che il buon Porcedda, aiutato magari dalla famiglia Menarini, riesca a dirimere questa situazione che mi sembra abbastanza 'particolare», ha detto a Telecentro-Odeon Tv Renzo Contratto che con il suo gruppo è uno dei procuratori del portiere della Nazionale. «La situazione 'complessiva' del nostro assistito è la situazione di qualunque giocatore che non viene pagato da molti mesi - ha spiegato -. Oltretutto Emiliano ha un contratto vecchio, certamente non adeguato al suo valore (sia di mercato che tecnico), per cui è chiaro che questa risulta essere una situazione doppiamente complicata e particolare». Contratto aveva notato da tempo qualche brutto segnale nel Bologna: «Sì, assolutamente, circa un paio di mesi fa. Le cose poco chiare sono cominciate più o meno in quel periodo. Fino ad allora, mi era sembrato invece che questa nuova proprietà avesse tutte le carte in regola per far bene in un ambiente di prestigio come quello di Bologna. Solo il tempo ci dirà se questa società è in buona fede (e assolverà ai suoi doveri, come penso e spero), oppure se il Bologna è finito in mani poco sicure».
STIPENDI - Sulle situazioni "poco chiare", Contratto ha detto di non poter "scendere nello specifico", ma ha rilevato: «In Italia è diventata consuetudine giudicare serie le società che pagano gli stipendi con due mesi di ritardo, cosa che in altre realtà europee è assolutamente inconcepibile: basti pensare che nella Premier League gli stipendi sono settimanali, nella Bundesliga se la data di un versamento è, per ipotesi, il 10 del mese e questo giorno ricorre di sabato, il pagamento viene fatto il venerdì precedente. Qua, invece, vengono considerate serie le società che pagano con due mesi di ritardo - ha ribadito -: perfino in questo quadro, quando i mesi di ritardo accumulati da una società cominciano a diventare 4-5 è evidente che qualcosa di strano c'è» (corrieredellosport)