Donadoni: «Questo Cagliari tornerà presto grande»

È subentrato a Bisoli, in pochi giorni ha restituito il sorriso a Cellino: la vittoria a Brescia è solo l'inizio: «È una squadra con ottimi margini di miglioramento Bisogna essere costruttivi e positivi, sempre. Certo se poi vinci è più facile. Ho trovato il campionato che mi aspettavo, tranne l'Inter: gira tutto storto per Benitez, ma chi lo discute sbaglia. Gli serve fortuna. Scudetto? Milan, ma occhio a Lazio, Roma e Juve. Visto Ibra? E c'era chi lo criticava. Potevo andare all'estero adesso penso solo al Cagliari»

ROMA, 23 novembre - Poco più di un anno dopo, con la stessa passione e la sua solida professionalità, Roberto Donadoni si è nuovamente affacciato sulla ribalta della serie A, questa volta alla guida del Cagliari. Si era congedato da Napoli all’indomani (6 ottobre 2009) della sconfitta (2-1) all’Olimpico contro la Roma. Ha seguito l’istinto che, nonostante le sue solide origini bergamasche, l’ha sempre spinto (insieme al curioso destino del calcio) ad approdare, in serie A, in città di mare (Livorno, Genova, Napoli e, appunto, Cagliari). Bentornato Donadoni, è bastato poco tempo per restituire il sorriso al pre­sidente Cellino.

«Il Cagliari è una squadra che ha ot­timi margini di miglioramento, anche se non si deve perdere di vista l’obiet­tivo, cioè quello di essere sempre po­sitivi e costruttivi».

Ma una vittoria, nel calcio, migliora e allunga la vita...
«La vittoria, in realtà non è la risolu­zione di nulla. Piuttosto deve essere considerata un punto di partenza per poter ricostruire, per imparare qual­cosa di più. Certo: è più facile impara­re quando vinci perchè determinate sfumature vengono assorbite meglio e certi errori appaiono meno gravi. Ma anche quando non vinci devi affronta­re la situazione con il medesimo spiri­to».

Che campionato ha ritrovato Dona­doni un anno dopo?
«Eccezion fatta per l’Inter, mi sem­bra che tutto si stia svolgendo come da programmi».

Sì, ma i nerazzurri sono in grave ri­tardo...
«È solo una questione di risultati. In Champions League, ad esempio, l’In­ter è quasi qualificata».

In campionato cosa deve fare l’Inter per risalire?
«Innanzitutto bisognerebbe avere un pizzico di fortuna in più sul fronte degli infortuni. E’ vero: c’è stato qual­che passo falso di troppo, ma la situa­zione è ancora ampiamente rimedia­bile».

Benitez sta pagando l’impatto con il calcio italiano?
«Anche un allenatore preparato co­me lui inevitabilmente può trovare delle difficoltà in un ambiente nuovo. Ma sul valore di Benitez c’è poco da discutere, chi lo fa cade in errore. La persona è inappuntabile. In questo momento non sta girando tutto per il verso giusto».

Il Milan sembra lanciato verso lo scudetto.
«In questo momento gode sicura­mente dei favori del pronostico, la classifica parla in questi termini. Il Milan ha ritrovato l’entusiasmo insie­me a una squadra importante. Questa può essere una miscela importante».

Lazio, Roma, Juventus: chi può es­sere il vero outsider?
«La squadra di Reja sta esprimendo il suo vero potenziale. Mi aspettavo, era prevedibile, il buon rendimento di Roma e Juventus».

La carriera di allenatore di Donado­ni finora è stata costellata da alti e bassi. Finora l’ex- milanista si sente sottovalutato, ha raccolto meno di quello che ha seminato?
«Non mi sento nulla... Voglio solo es­sere me stesso. Gli altri sono liberi di esprimere quello che vogliono. Io non posso sindacare, non voglio dare con­sigli e giudizi su nessuno, Ognuno ha il suo modo di rapportarsi e di valutare le cose».

Donadoni riparte da Cagliari. Per andare dove?
«Il Cagliari rappresenta un’ottima opportunità. Non sto a pensare al pas­so avanti o indietro. E’ chiaro che c’è l’ambizione di voler allenare grandi squadre, è giusto porsi degli obiettivi nella vita. Io vivo alla giornata, senza voli pindarici. Mi preoccupo poco di quello che si possa dire o pensare di me».

Non ha mai pensato a un’esperienza all’estero?
«Sì, mi sarebbe piaciuto. Ho avuto anche dei contatti, poi non sono anda­ti a buon fine perchè è arrivata la pro­posta di Cellino. Adesso penso al Ca­gliari, concentro qui tutte le mie ener­gie, qui c’è un progetto interessante».

Eppure il made in Italy sembra es­sere in crisi almeno per quanto ri­guarda Capello, Ancelotti e Mancini ai quali gli inglesi non hanno rispar­miato feroci critiche...
«Dispiace veder prevalere la male­ducazione anche a certi livelli. Nessu­no di loro tre merita trattamenti del genere. La loro storia passata e recen­te dimostra che sono nel giusto e che meritano rispetto».

Il ritorno di Ibrahimovic.
«Ricordo cosa si diceva e si scriveva quando nell’estate 2009 l’attaccante svedese era stato ceduto al Barcellona. Giudizi affrettati, privi di fondamento su quanto fosse importante averlo in campo, è stato decisamente sottovalu­tato. Adesso, da quando è al Milan, ri­leggo e sento giudizi completamente opposti. Ibra è un ottimo giocatore, un fuoriclasse. Io sono il primo a essere contento del suo rientro nel campio­nato italiano». (corrieredellosport)


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