ROMA, 13 aprile - L’appuntamento è alle 9.30 del mattino, subito dopo colazione. Luogo: aula 216 della nona sezione del tribunale di Napoli, dove è in programma la quinta udienza del processo di Calciopoli, un’udienza che può cambiare la storia degli ultimi anni del mondo del calcio, perché Luciano Moggi e i suoi legali vogliono dimostrare che non esisteva una Cupola bensì un malcostume tutto italiano di chiamare i vertici e di raccomandarsi. Saranno ore ricche di tensione, dove la battaglia si annuncia durissima: da una parte il colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio, l’investigatore che ha condotto del indagini, dall’altra gli avvocati dell’ex direttore generale della Juventus che vogliono smontare l’accusa più grave a carico del loro assistito, quella di associazione per delinquere.
LE INTERCETTAZIONI - Diffondendo numerose intercettazioni trascritte negli ultimi mesi, gli avvocati Paolo Trofino, Maurilio Prioreschi e Paolo Rodella, hanno già fatto capire quali sono le loro strategie: dimostrare che le indagini sono state mirate solo su Moggi e la Juventus mentre c’erano altri potenti di altri club che telefonavano ai designatori, agli arbitri, ai dirigenti federali: già emerse telefonate partite dall’Inter, dal Cagliari, dalla Reggina, dal Milan e dall’Udinese, ma altre verranno proposte già oggi, in aula, che riguarderebbero secondo indiscrezioni emerse nelle ultime ore Palermo, Bologna e Roma. Si vedrà, di certo il colonnello Auricchio verrà messo sotto pressione, in attesa che poi i due pm - Giuseppe Narducci e Stefano Capuano - passino al suo controinterrogatorio.
(corrieredellosport)