ROMA – Gli scudetti del Milan diventano diciotto. I rossoneri pareggiano senza reti all'Olimpico consacrando la propria stagione perfetta. Nonostante di fronte ci fosse una Roma che si giocava, con l'obbligo di vincere, buona parte delle chance di sopravvivenza in chiave quarto posto, la squadra di Allegri dimostra la legittimità del trionfo prendendosi il punto necessario con notevole disinvoltura. Un titolo strameritato, che arriva non a caso con ampio anticipo. Squadra matura, saggia nel saper gestire le fasi, anche le più delicate, della stagione. Non si sottrae la partita del titolo: primo tempo giocato su un possesso palla lezioso, ripresa con il classico cambio di marcia che non lascia più spazio alla Roma.
ROMA CAMALEONTICA – Entrando nella tattica, Montella per l'ultimo assalto alla Champions, opta per la versione più prudente del 4-2-3-1, con Taddei e Simplicio a fare quantità sulla trequarti a sostegno di Totti. L'infortunio di Brighi dopo pochi minuti costringe però al cambio tattico: ingresso di Rosi a destra, Taddei dalla parte opposta e retrocessione di Simplicio accanto a Pizarro, in pratica un 4-4-2. Allegri ritrova Ibra e gli affianca Robinho: sulla trequarti gioca Boateng, Seedorf dà qualità alla diga davanti alla difesa.
ABBIATI, ANCORA LUI – Prima frazione che scivola dalla parte giallorossa. Il possesso di palla del Milan è costante ma lento. La circolazione fila troppo in orizzontale, e solo quando si cambia registro – Ibra servito da Robinho – la difesa giallorossa corre qualche rischio: molto attenti comunque i centrali Burdisso e Juan. Molto più incisive le fiammate della Roma. I pericoli vengono dalla zona destra: su un cross di Cassetti, Vucinic ha spazio e tempo per controllo e battuta, ma Abbiati è sontuoso in uscita. Vale una grande parata anche un salvataggio di Nesta su Vucinic, quindi un altro paio di 'letture' di situazioni pericolose danno all'estremo rossonero la palma del migliore dei suoi. Del resto Abbiati è uno che il sigillo le mette sempre: basta ricordare la famosa parata a Perugia nella gara scudetto, ben più sofferta, del '99.
NELLA RIPRESA SOLO MILAN – Nella ripresa Allegri mette dentro Ambrosini per Gattuso, ma il cambio è soprattutto nella testa dei giocatori rossoneri. Un palo di Robinho, un destro ravvicinato di Boateng – a colpo sicuro – che manda la palla a lambire il palo, una punizione di Ibrahimovic, sono solo gli episodi di un controllo della situazione ad ampio respiro. Complice un calo atletico della Roma, che non beneficia dell'ingresso di Borriello per Vucinic creando slo qualche situazione di pericolo teorico, i rossoneri si impadroniscono del gioco. E' la presa scudetto che non mollano più. (repubblica)