Crollo e contestazione. Di Carlo, addio vicino


Il club si prende 24 ore di tempo per decidere, ma il destino del tecnico sembra segnato dopo la sconfitta con il Cesena. Colomba, De Biasi, Papadopulo e Cagni i papabili. Squadra da martedì in ritiro.  Sampdoria - Cesena 2-3
di MARCO LIGNANA (repubblica)



GENOVA - Ventiquattr'ore per riflettere. Ufficialmente. Ma la forte impressione, dopo le parole del direttore sportivo Doriano Tosi, è che Mimmo Di Carlo non sia più l'allenatore della Sampdoria. La sconfitta-schock contro il Cesena è davvero troppo per una squadra partita dai preliminari Champions e sprofondata nei bassifondi, a una manciata di punti dalla zona retrocessione. Così il giorno di riflessione che si è preso la dirigenza blucerchiata sembra dovuto unicamente all'attenta ricerca del traghettatore chiamato a risollevare le sorti di una squadra al tappeto. I papabili non sono poi tanti: Papadopulo, De Biasi, Colomba, Cagni. Per il tecnico di Cassino, fischiato da tutto lo stadio e già "sfiduciato" dalla tifoseria organizzata un mese fa, l'avventura a Genova si chiuderebbe dopo neanche un anno. "Di Carlo avrebbe anche parlato, ma siamo stati noi a chiedergli di non venire - ha detto Tosi in conferenza stampa - è un momento difficile e ha subito pure la contestazione del pubblico, è molto amareggiato. Ho preferito metterci la faccia io. Ci prendiamo 24 ore per approfondire l'argomento. Dobbiamo analizzare quel che abbiamo, valutare possibili alternative e vedere se quel che c'è in giro è meglio".

L'unica certezza, finora, è che la Samp martedì andrà in ritiro a Roma per preparare il delicatissimo impegno di domenica prossima a Catania: "Dobbiamo restare uniti, vicini, capirci e stare concentrati verso la salvezza, l'unico obiettivo
che ha in questo momento la società. Un crollo del genere non ce lo saremmo mai aspettati, neanche a essere pessimisti e negativi. Purtroppo nelle annate iniziate con i preliminari di Champions League possono succedere queste cose, pensiamo all'Udinese qualche anno fa".

Le responsabilità, però, non possono non essere anche di una proprietà che a gennaio ha indebolito, piuttosto che rinforzato, la rosa blucerchiata: "Le responsabilità - si difende Tosi - sono di tutti, società, tecnici e squadra. Se finora non abbiamo preso decisioni drastiche è proprio perché abbiamo voluto considerare ogni singolo aspetto". Tradotto: se Di Carlo è rimasto fino ad oggi sulla panchina blucerchiata è perché la dirigenza si è resa conto di essere in parte responsabile del crollo. A Firenze e contro l'Inter avevamo visto un'altra Samp, non potevamo aspettarci una sconfitta così devastante".

Il presidente Riccardo Garrone ha lasciato lo stadio intorno al 40esimo del secondo tempo, quando ancora il tabellino diceva 3-0 per il Cesena. In settimana il figlio Edoardo ha scritto una lunga lettera alla stampa, in cui ha ribadito l'impegno della famiglia nella Sampdoria. Con un avvertimento, però: senza il nuovo stadio di proprietà, la Samp rischia il ridimensionamento. Dopo la sconfitta di oggi, il rischio si chiama serie B, ed è maledettamente concreto. Le contestazioni sono continuate all'esterno dello stadio: la polizia è dovuta intervenire con alcune cariche di alleggerimento per consentire al pullman della squadra di allontanarsi dal Ferraris.


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