Sampdoria "La svolta Champions sarà contro la Roma"

L'ad Giuseppe Marotta guarda al prossimo big match ed elogia Delneri per il 4° posto dei blucerchiati: "E' un allenatore che va preso ad esempio per come sta valorizzando al massimo la sua rosa, in primis Cassano. All'Olimpico non avremo niente da perdere, liberi mentalmente"

ROMA, 20 aprile - La lotta per lo scudetto sembra una banalità e la finale di Coppa Italia quasi una perdita di tempo. Sembra tutto più piccolo davanti al­la partita di questa sera, all’immen­sità dell’avversaria dell’Inter e del suo irraggiungibile genio. Sembra­no tornei in miniatura cui l’Inter si è assuefatta. In Italia, da Roberto Mancini a oggi, nessuno è stato più forte dei nerazzurri. Mourinho sa che non è così. Sa che lo scudetto è una conquista grande e che la Cop­pa Italia lo è un po’ meno solo se tro­verà l’Udinese in finale. Se ci trove­rà Ranieri, vorrà vincere anche quella. Ma oggi il manto blaugrana del Barcellona ricopre tutto il calcio italiano e offre all’Inter la possibili­tà di un sogno mai realizzato da una squadra del nostro Paese. Vincere la Champions, lo scudetto e la Cop­pa Italia. La squadra dei Moratti ha avuto solo una volta questa possibi­lità, nel ‘65, con Herrera.

In questo momento della stagione in campionato era seconda a un punto dal Milan, in finale di Coppa Italia contro la Juve e in semifinale di Coppa dei Campioni contro il Liver­pool. Finì con le vittorie in Europa e in campionato e perse solo la Coppa Italia. Mourinho firmerebbe in un attimo. Poi è successo alla Juve due volte, al Mi­lan ancora due volte e alla Roma nell’ 84, ad aprile potevano vincere tutto, ma nessuno c’è riuscito. Oggi tocca all’Inter pro­varci. «Abbiamo un gran­de bellissimo problema», usa queste parole Mourin­ho per spiegare come si vi­vono questi giorni, con una partita decisiva ogni 72 ore, una confusione di speranze, stanchezza, emozioni, ansie, una mol­titudine di sentimenti che ieri sembravano confluire dentro un rigagnolo di tranquillità. Il vulcano di Mourinho era quieto, nes­sun nuvolone sul cielo del­la Pinetina.

Aveva molti pensieri il guerriero a riposo (ma per quanto?) Josè. Ne rincor­reva uno e gliene scappa­va un altro. Messi, per esempio. Non sa da quale parte se lo ritroverà e que­sto gli crea un problema. Vorrebbe capire, sapere o anche solo prevedere. In­vece niente. Messi è il gio­catore che può trasforma­re una sconfitta ( come è già successo all’Inter al Camp Nou) in una disfat­ta. Come può marcarlo? Come può inaridirne il ta­lento? E poi Xavi, e poi il suo vecchio amico Ibra. Sembra che Mourinho sia intenzionato a riempire la squadra di difensori. Non è questo il suo calcio, ma anche il Barcellona non è calcio. O meglio, non è so­lo calcio. Ha un’essenza inafferrabile che Mourin­ho vorrebbe imprigionare. Molto herreriana come idea. Ha una sua logica sul piano tattico, ma se schie­ra cinque uomini a difesa della sua porta, rischia di inviare un messaggio con­traddittorio a una squadra abituata a giocare in Euro­pa con tre attaccanti più Sneijder. Era così nella fantastica notte di Kiev e poi in quella indimentica­bile di Londra. Lo stesso messaggio sarà recepito dal Barcellona come un al­tro indizio di timore, anzi, di paura di una squadra che al Camp Nou ha già preso la lezione che meri­tava.

(corrieredellosport)


Pagina: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15

Calcio   |   Ciclismo   |   Formula 1   |   Moto GP   |   Altri sport   |   Olimpiadi   |   Newsletter   |   Scambio link   |