Passione per il calcio

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

L’uomo ha sempre cercato di recuperare, di trovare dei momenti, dei periodi di ozio, di riposo, di interesse che possano aiutare a ripristinare le energie spese nella vita lavorativa, nella vita a contatto con le altre persone fuori di casa.

Con il passare degli anni l’uomo ha scoperto che tirare calci a una palla poteva essere una valvola di scarico, un modo per scaricare le tensioni, un modo per giocare ma anche competere con gli altri, che permette di stancarsi, di fare sforzi con l’unico obiettivo di mettere una palla dentro la rete, di riuscire ad avanzare nonostante l’ostacolo dell’avversario.

L’uomo ha scoperto che se l’altro fa tutto questo al posto suo è ancora più riposante per lui, più rilassante, l’unico suo impegno fisico e mentale si riduce a parteggiare per una squadra, a tifare, a urlare ed evitare, quindi, anche di correre, di fare sforzi eccessivi.

Quindi comodamente l’uomo decide di godersi il gesto atletico di altri stando a casa, eventualmente con amici ed aspettando il termine del gioco che sancisce un vincitore, una squadra vincitrice da acclamare, da essere soddisfatti.

Ogni occasione è buona per sedersi, mettersi comodo, ed osservare il gioco del pallone, notando chi fa bene e chi fa male, chi giudica bene e chi no, è un’occasione, anche, per avere un argomento di discussione da affrontare con gli amici il giorno successivo, per mostrare la propria competenza in questo sport di palla, le proprie ragioni, il proprio expertise.

Ci sono anche donne interessate ai calciatori, allo sport calcio, alla squadra del cuore.

Per le donne è un’occasione per inserirsi nei discorsi degli uomini, è un occasione per apprezzare la bravura del giocatore, l’estetica del gesto atletico, ma, anche sì, per apprezzare alcuni fisici prestanti o anche professionisti ben remunerati che possono permettere di introdurle nel mondo dello spettacolo, nella mondanità internazionale.

Se l’uomo si limita a coltivare l’interesse del calcio e quindi a fare qualche partitella a pallone, a partecipare ad un campionato, ad avere degli appuntamenti televisivi per godersi una partita di pallone; tutto ciò non dovrebbe interferire con una sana unione coniugale, in quanto è bene che nella coppia ci siano spazi propri.

Ma se il calcio diventa quasi una dipendenza allora la donna deve farsi un po’ di domande e praticare l’autoconsapevolezza, cioè valutare momento per momento se la sua relazione con l’altro è sana, se gli sta bene non essere vista, se preferisce diventare una palla ed essere presa a calci dal proprio partner e, quindi, può decidere di tornare a vivere, può decidere di condividere con altri dei momenti di felicità, di passione, di interessi comuni. (1)

Se la donna non corre ai ripari dall’inizio, diventa difficile poi chiedere attenzioni, l’uomo pian piano raggiunge, conquista sempre più spazio televisivo, spazio di gioco, è sempre più felice nel seguire i suoi miti, la sua squadra, è sempre più attratto dal mondo calcistico a discapito di quello del partner.

Quindi il consiglio è di essere in contatto da subito con i propri bisogni, le proprie esigenze ed esprimere al momento opportuno le proprie ragioni ed i propri malesseri.

Suggerisco la preghiera della terapia gestal­tica di Perls: “Io faccio la mia cosa, e tu fai la tua. Non sono in questo mondo per esaudire le tue aspettative come tu non sei in questo mondo per esaudire le mie. Tu sei tu, e io sono io, e se per caso ci incontriamo, sarà bellissimo, altrimenti, non ci sarà nulla da fare.” (2)

Quando puoi scappa, ma non solo quando di sono le partite ma ogni volta che vuoi.

 

(1)   Intervista in Settimanale NUOVO, n. 23, pag. 48-50.

(2)   Perls F., La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma, 1980, p. 12.

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