EMDR come trattamento efficace per i problemi legati a stress e trauma

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Per la prima volta al mondo i ricercatori sono entrati nel “cuore” della psicoterapia. Sono riusciti a fotografare, osservando le attività cerebrali, un trauma ancora attivo nel cervello di una persona che lo ha subito. Ma hanno anche potuto fotografare il trauma superato la cui elaborazione avviene ora in una diversa area cerebrale grazie al trattamento di psicoterapia chiamata EMDR “Eye Movement Desensizitation and Reprocessing”, che significa “Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari.

Sono i risultati eccezionali dello studio effettuato dall’Associazione EMDR Italia, dal CNR e dall’Università di Tor Vergata. (1)

L’aspetto più innovativo della ricerca è stato studiare quello che accade durante una psicoterapia attraverso il monitoraggio elettroencefalografico (EEG) prima, durante e dopo una seduta di EMDR. In particolare, sono stati analizzati i segnali elettrici durante la fase ‘chiave’ dell’EMDR, ovvero quella della stimolazione bilaterale con movimenti oculari.

Altri importanti risultati di questa ricerca sono stati l’evidenziare sia l’efficacia dell’EMDR sia come la remissione dei sintomi e la risoluzione clinica vengano confermati dai cambiamenti dal punto di vista neurobiologico.

Questo è in linea con le linee guida dell’OMS (2013) sul bisogno di intervenire con trattamenti specialistici come l’EMDR su popolazioni che sono state esposte a stress traumatico.

Marco Pagani dell’Istituto e Tecnologie della cognizione del CNR, illustra lo studio: “Utilizzando registrazioni elettroencefalografiche sono state analizzate la risposta funzionale prima e dopo la terapia con EMDR e sono state monitorate in tempo reale le modificazioni dell’attività elettrica del cervello durante le varie sedute. Le registrazioni EEG sono state effettuate durante l’ascolto della rivisitazione autobiografica del trauma subìto e durante l’intera prima sessione di terapia EMDR eseguita nella fase sintomatologica analizzando specificamente i periodi di stimolazione oculare bilaterale nei quali i pazienti guidati dai terapisti rivivono le proprie esperienze traumatiche. Le acquisizioni del segnale EEG sono state poi ripetute con la stessa modalità sui volontari asintomatici, per mettere a confronto le risposte fisiopatologiche in soggetti con o senza sintomatologia traumatica”.

Giorgio di Lorenzo del dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università di Roma Tor Vergata spiega: “Al termine della terapia EMDR è stato osservato un significativo spostamento delle attività elettriche dalle aree cerebrali visive (prevalenti durante la prima seduta EMDR) alle regioni cerebrali frontali e temporo-parietali (prevalenti durante l’ultima seduta EMDR). Questi risultati suggeriscono che l’elaborazione degli eventi traumatici si muove da aree che ‘sviluppano’ le immagini patologiche del trauma a regioni del cervello con un ruolo di tipo cognitivo e associativo, le cui attività permettono di regolare i ricordi dell’evento traumatico e di eliminare e controllare le emozioni negative a esso legato”.

C’è stata così tanta ricerca sull’EMDR che oggi viene riconosciuta come una forma efficace di trattamento per il trauma e altre esperienze stressanti da organizzazioni come l’American Psychiatric Association, l’American Psychological Association, il dipartimento della difesa degli Stati Uniti e molti servizi nazionali europei della salute (Gran Bretagna, Francia, Svezia, Paesi Bassi) e degli Stati Uniti (Registro Nazionale Samhsa dei Programmi e delle Pratiche con evidenza empirica).

Testimonianza di un famigliare di una delle vittime del crollo della scuola avvenuto il 31 Ottobre del 2002 in un piccolo paese del Molise: “Il metodo dell’EMDR mi ha aiutata prima a superare l’attacco di panico ribaltando tutte le mie convinzioni, abitudini, modi di fare cambiando quindi la mia prospettiva, poi ad eleborare e metabolizzare il trauma che ho subito all’età di quattro anni. Per quanto riguarda l’efficacia delll’EMDR, quindi l’aspetto umano, prettamente terapeutico mi ritengo estremamente soddisfatta, per me le sedute erano diventate un bisogno, mi rendevano serena, problemi di ansia, difficoltà ad addormentarmi sono andate via via scemando. Invece per quanto secerne l’aspetto umano, prettamente personale, alla conclusione di questo ‘cammino’ per me è stata un’emozione osservare i miei miglioramenti e non mi vergogno nel dire che ho iniziato le sedute piangendo e le ho concluse facendo lo stesso però per un altro motivo, ovvero la capacità che questo metodo ha avuto di sollevarmi da un peso contro cui ormai avevo perso la guerra. Tutto ciò che facevo era relazionato sempre e solo alla morte di mio fratello, è stato un motivo ricorrente in tutta la mia vita fino ad ora. Attualmente, dopo che le sensazioni e i ricordi che ritenevo dolorosi e che mi spaventavano si sono trasformati, diventando parte integrante di me, mio fratello non è più la mia ombra, ma è la mia forza.” (2)

 

(1)      Pagani M, Di Lorenzo G,Verardo AR, Nicolais G, Monaco L, et al. (2012) Neurobiological Correlates of EMDR Monitoring – an EEG Study. Plos ONE 7(9): e45753. Doi:10.1371/journal.pone.0045753

(2)      www.emdr.it

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